tut…tut

Due colpetti per controllare se funziona,
un sorriso soddisfatto e un’espressione compiaciuta.
Il bisogno di parlare a tutti senza la necessità di essere ascoltati,
proprio come Ivan Benassi, anzi Benassi…Ivan.
Mat ha sempre immaginato così il suo primo discorso al Mondo.
Una raffica di messaggi erranti, notturni, che ballano tra diversi pezzi rock.
Però, siamo onesti, nel quasi 2030 la radio non è più il palcoscenico ideale,
anche un meta-romantico come lui può e deve inchinarsi ai new media.

Non che abbia chissà quali verità da svelare
ma, ormai, ben oltre il cammin di mezza vita,
ha una gran voglia di farsi sentire.
E’ consapevole di debuttare con la goffaggine di chi vive fuori tempo,
prova ad esorcizzarla con ripetizioni zen del tipo: “zero giudizi, inizia da te”.
Una mano la tende anche il post-it appiccicato sul muro affermando:
“c’è anche chi ha deciso di camminare, al passo che gli pare”.
Good vibration, let’s roll!

(ALT! Sorry! Gli è rimasta un po’ di tentennatura nella testa…)
Dubbi martellano sui mantra al ritmo di una doppia cassa speed metal:
“Io sono un batterista” – pensa Mat – “come posso essere fuori tempo”?
“Om…Om…Calmati! Calmati!” Respiro. Via!

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Dalla tastiera del MaT (-2): Quando parlo, improvviso.
Se mi fai una domanda, rispondo come se avessi una tesi a riguardo.
La verità è che mi sto inventando tutto.
Quasi sempre. E non so perché.

Intendiamoci, non sono bugiardo, o almeno non di proposito.
Tiro conclusioni, do consigli, difendo posizioni, argomento,
eppure, dentro di me, so che non è roba mia.
Insomma, se dovessi fare un elenco di credo come Freccia, direi cazzate.
Lo so perché c’ho provato.
Una notte ho acceso il microfono dell’IPhone e ho recitato. Il risultato?
Un frullato sdolcinato di banalità. Una spremuta aspra di valori operai.
Una miscela maldosata di condizionamenti piccolo borghesi.

Solo un pensiero aveva il gusto potente e raffinato di un Martini ben riuscito.
L’ultimo, il più egoista:
“vorrei che la mia vita fosse senza inizio né fine, come un OTTO;
che si potesse ripercorrere avanti e indietro, all’infinito, come un palindromo”.
Quell’idea aveva ed era l’essenza dell’autenticità.
Poco dopo ho riascoltato le mie parole senza badare ai contenuti,
pensavo alla canzone che avrei voluto lanciare in coda al monologo.
Servirà energia, ricaricate le vostre scorte con questo!

ONE…TWO…THREE…FEU…!